mercoledì 5 maggio 2010

MALTEMPO!!


L'anno scorso l'acacia era iniziata con una bella grandinata con la fioritura ancora chiusa. Poi però tutto era filato al meglio, splendida fioritura e ottimo raccolto.
Quest'anno a fioritura aperta quasi del tutto cinque giorni di pioggia intensa e previsioni non incoraggianti per i prossimi giorni. Penso che un melario abbondante di acacia ce lo siamo già giocati. In pianura i fiori cominciano a cadere ancora freschi. Pazienza, non si comanda al tempo. Speriamo nei prossimi 7-8 giorni specie nella zona collinare.
Le mie api sono pronte al raccolto, ho tolto quel mezzo melario di tarassaco-colza dagli alveari.
Il telaino trappola finora ha funzionato molto bene. Domenica tra una pioggia e l'altra ho notato che alcune famiglie non avevano costruito il terzo settore e erano in febbre sciamatoria. Ho semplicemente tolto la regina facendo un altro nucleo ponendolo di fronte all'alveare originario.
La raccolta del polline con le trappole Metalori ha dato buoni risultati, nei primi giorni ho raccolto circa 50 gr. giornalieri per famiglia terminando con i 150 gr. degli ultimi giorni. In prossimità dell'acacia ho tolto le trappole.
Ho sempre impoverito le famiglie fornendo favi già costruiti e prelevando covata opercolata che mi è servità per fare nuclei o per rinforzare le famiglie scarse.
Ho una famiglia con covata calcificata che spero risolva da sola la sua problematica per il resto mi sembrano tutte ok dal punto di vista sanitario. Con molta probabilità toglierò la regina a tutte le famiglie per fare un sacco di nuclei e rinnovare le regine.
Vado a smielare quel po' di tarasaco-colza prodotto speriamo nell'umidità bassa altrimenti cominciano altri pensieri.
Dell'acacia oramai prendiamo quel che viene senza troppo ottimismo, speriamo nel castagno e nel millefiori.
Buona apicoltura a tutti e se va male il raccolto pensiamo a preparare la prossima stagione facendo nuclei con regine nuove!!!


domenica 18 aprile 2010

Diario di inizio stagione


Il mio apiario è uscito dall'inverno come tanti altri apiari del fvg malconcio. Di recente i giornali locali hanno pubblicato due articoli sulla situazione apistica del nord est. Il gazzettino ha evidenziato una drammatica moria di circa il 50% di famiglie d'api evidenziando bene la situazione reale. Il messaggero veneto ha invece scritto che và tutto bene e che le api sono tornate massicciamente. Non commento!
Tornando alla mia situazione a marzo avevo circa metà famiglie da pianto. Sfruttando le poche famiglie forti e una spinta data dalla nutrizione ora la situazione è notevolmente migliorata tanto che penso le porterò tutte in forze per l'acacia.
Non comprate nutritori vanno benissimo i cartoni del latte accuratamente lavati!!! Praticate due tre forellini con un ago posizionateli nel foro del coprifavo e le api gradualmente succhieranno tutto il liquido. Il tappo lasciato in verticale sarà comodo per riempire nuovamente il tutto.
Ho applicato su tutte le casette il telaino Campero e sono molto soddisfatto delle indicazioni che mi dà, di come viene costruito dalle api e anche dal punto di vista psicologico mi tranquillizza e non mi fà pensare all'ossalico, all'apistan, al timolo etc., pensieri rimandati a dopo.
Il tarassaco non è nei miei pensieri e guardando i melari nemmeno in quelli delle api.
In questi giorni di bel tempo ho posizionato le trappole per il polline (da poco costruite trappole Metalori) e direi che i due raccolti effettuati (circa 50 gr. per famiglia) mi soddisfano. Le famiglie non soffrono questi passaggi forzati e continuano con un buon via vai di bottinatrici.
Anche se ho già raccolto uno sciame (per errore avevo tolto una regina!! e non ho capito quello che mi diceva il telaino indicatore) le famiglie solo ora iniziano a costruire qualche cupolino ma costruiscono bene il Campero.
Avendo bisogno di nuclei, in prossimità dell'acacia toglierò tutte le regine (realizzando famiglie di due favi di covata + uno di scorte) e lascierò nel ceppo originario una bella cella reale e un diaframma..... con due melari!
Se non dovessi avere particolari problemi con le sciamature questa operazione la farò a luglio dopo il castagno.
Visito le api ogni 6 giorni (e ogni giorno raccolgo il polline) ma quando la pressione sciamatoria aumenterà scenderò a 5 giorni tra una visita e l'altra.
Ogni volta impoverisco le famiglie forti prelevando un favo di covata e lo uso per rinforzare altri alveari o per fare nuclei.
Le famiglie orfanizzate dovrò subito dopo l'acacia trattarle quando la covata sarà tutta sfarfallata con acido lattico (mi tenta! dato per poco inquinante) oppure ripiegherò su un ossalico gocciolato.
Spero di sopravvivere così fino a....................difficile da dirsi!!!
Buona acacia a tutti.

venerdì 26 marzo 2010

Il salice: bellezza infinita


Le cose semplici e comuni se osservate nei dettagli appaiono come delle bellezze infinite. Voglio condividere con Voi i primi scatti del 2010. Ho cambiato macchina fotografica e sono in grossa crisi. I primi scatti decorosi del nuovo anno apistico li pubblico solo ora.
Il tempo non è stato clemente, non ha favorito molto nè visite in apiario nè foto.
Ho approffitato del primo rialzo delle temperature per visitare, nelle nostre zone fluviali molto popolate dai salici, le numerose bottinatrici che si tuffano in queste macchie gialle. L'ape in questi fiori si imbratta completamente di polline offrendo degli spunti fotografici notevoli.
Nella zona del Polcenighese (PN) si notano tre tipi di salice: in prevalenza Salix Caprae con un fiore giallo con numerosi amenti che cadono a grappolo dove le api si aggrappano per ricercare i nettari c imbrattandosi di polline. Non è raro vedere l'ape penzolare sospesa con una sola zampa (maledizione non sono riuscito a cogliere l'attimo!!!!!!!!!!!): Salix alba con le "spighe" lunghe e giallo chiaro chiamato anche salice bianco e il bellissimo Salix Purpurea (Salice Rosso) con dei fiori mozzafiato.
Le api quando bottinano di mattina si imbrattano molto di polline e nella fase di avvvicinamento al fiore sono molto lente permettendo ottimi spunti . Nelle prime ore del pomeriggio i fiori danno meno nettare e polline e le api sono più nervose e scattanti mettendo a prova la pazienza del fotografo.
Nella sezione "photo" trovate questi primi scatti.
Vi segnalo questo sito veramente completo per la determinazione delle specie florali:
www.actaplantarum.org

mercoledì 17 marzo 2010

Metalori e le sue trappole!!


Ha divulgato gratuitamente le sue trappole e i suoi metodi di raccolta e conservazione del polline condividendo con tutti gli apicoltori le sue intuizioni. Già questo ispira grande simpatia e rispetto.
Anche la sua conferenza come quella di Campero ha rimotivato e ce n'era particolare bisogno dopo le depressioni invernali da moria di famiglie.
Metalori dice che la sua conversione ad apicoltore raccoglitore di polline deriva da tre motivazioni:
- avere autosufficienza in questo settore
- integrare il reddito aziendale
- valorizzare un prodotto biologico locale
La sua trappola (la potete osservare nella serie di fotografie pubblicate su "PHOTO") consiste nell'intuizione che se le api si possono appoggiare su delle mensolette prima di attraversre il foro, il tutto diventa più efficace e si ruba più polline. Per poter far cadere il polline nel cassetto si deve praticare un taglio rettangolare a livello del predellino e sotto di questo si posizionerà un ampio cassettino che permetterà un accumulo giornaliero di polline anche di 1 Kg.
Pertanto è una trappola che ha un ottimo rendimento, semplice, facilmente asportabile e riposizionabile e ci dà polline da subito, giorno dopo giorno.
Vengono scelte le zone più pollinifere posizionando 2/3 trappole e osservandone i risultati. Conviene puntare sulla qualità e non sulla quantità (es. il polline di mais è cattivo).
La trappola si metterà la sera e si toglierà quando non è più conveniente il raccolto. Vengono messe a tutti gli alveari e se una famiglia non dà polline probabilmente è orfana.
Metalori consiglia di tenere il primo polline per darlo alle famiglie con uno speciale candito che lui stesso prepara: 15 Kg. zucchero a velo, 5 lt. sciroppo di fruttosio e 1Kg di polline.
Questo candito verrà fornito alle api in pani da kg. 1 in primavera e in tarda estate.
Il polline va' raccolto tutti i giorni con elevata umidità ambientale o del polline.
Il polline verrà vagliato, congelato, essicato a temperatura di 25/27 gradi per 5 giorni.
Alla fine del ciclo dovrà possedere una umidità non superiore a 13%. Verrà confezionato sotto vuoto.
La sua azienda tratta anche il polline fresco, venduto dopo congelamento. E' un prodotto con una qualità immensa ma che richiede accortezza nell'utilizzo e fidelizzarsi una fetta di consumatori molto attenti alla qualità del polline.
Le foto delle trappole le potete visionare su "photo"; sono descrittive di varie trappole che si possono realizzare in base all'arnia che si possiede.
Coraggio il polline ci attende, nel frattempo ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,passiamo in falegnameria.

lunedì 15 marzo 2010

CAMPERO A TUTTO CAMPO. INCANTA LA PLATEA!



Un'energia inversamente proporzionale alle sue dimensioni fisiche. Ha parlato per un'ora e mezza, la mattina in Fiera a Pordenone nel Convegno organizzato dal Consorzio Apicoltori di Pn. Frenato dal moderatore Prof. Frilli che logicamente doveva far rispettare i tempi del Convegno, ha dato il meglio di sè nel pomeriggio alla Sala Convegni del Villaggio del Fanciullo nell'extra-time del suo intervento: altre due ore e mezza nelle quali ha veramente affrontato a 360° il mondo dell'apicoltura.
Ha esposto con la semplicità e l'umiltà che caratterizzano le persone di sapere, di scienza...ma anche di pratica, tanta pratica, tanta osservazione e rispetto nei confronti dell'ape e della natura.
Fare una sintesi delle due relazione è impresa quanto mai ardua. Ci proverò.
Innanzitutto Campero utilizza un linguaggio un attimo diverso da quello convenzionale. Parla di superorganismo e non di famiglia di api, parla di superorg. a sesso femminile costante per la famiglia senza fuchi e di ermafrodita periodico nel periodo di allevamento fuchi.
La rigenerazione è la normale covata che fà la regina e se quest'ultima viene sostituita sempre di rigenerazione del superorganismo alveare si tratta.
La gravidanza invece è la sciamatura, il parto di questo superorganismo, la sua riproduzione.
Procediamo ora con un po' di ordine. In questo mese controllando l'apiario notiamo famiglie molto squilibrate. Campero non ama il pareggiamento delle famiglie. Parla di riordino dell'apiario. Dalle famiglie scarse estrae la regina con un pugno di api e le mette su un piccolo nucleo in parcheggio. I restanti favi con api (orfani) vengono lasciati dove stanno per almeno 24 ore perchè si rendano conto dell'orfanità e poi vengono riuniti con un altra famiglia. La famiglia forte produce calore, più calore più covata. In queste situazioni il suo telaino T3 funziona bene.
Quando l'alveare ha la spinta per diventare ermafrodita si prepara per la riproduzione allevando un gran numero di celle da fuco. Lo spazio destinato ai fuchi in un bugno villico è tutto su una porzione di favo. Noi abbiamo invece nei nostri alveari molti favi con celle a fuco sparpagliate. Facciamo il gioco della varroa. Lavorando con regolarità con il T3 diamo spazio alla costruzione dei fuchi e i restanti telaini verranno costruiti interamente a covata femminile. Il T3, telaino trappola non è altro che un telaino con la porzione superiore occupata da una tavoletta orizzontale di legno di 6 cm spessore 28 mm che impedisce alle api di deporre miele. Il restante spazio è diviso in tre parti, due di queste all'inizio sono coperte da due tavolette di legno ingegnosamente bloccate. Il terzo settore libero viene posizionato nella parte anteriore dell'alveare. Lì le api, se hanno questa spinta, dovrebbero costruire celle da fuco. Il T3 si posiziona se la famiglia ha 4 favi di covata, lateralmente alla stessa, se ne ha sei si può posizionare al centro. Dopo 7 gg controllo la costruzione e se è costruita a fuchi libero un'altra porzione di telaino. Così dopo altri 7 gg. Nella successiva visita comincia il taglio dei fuchi. Il telaino trappola comincia ad asportare varroa. Si noti che ogni varroa ad inizio stagione equivale a 100 varroe a fine stagione!!!
L'aspetto fondamentale è che il T3 funziona da indicatore della famiglia, basta leggerlo...e saperlo leggere naturalmente. Ci vengono in aiuto in questo caso le numerose pubblicazioni di M. Campero.
Quindi si visita ogni 7 gg., più si avvicina il periodo della sciamatura più si accorciano i tempi tra una visita e l'altra fino ad arrivare ai 5 gg del periodo sciamatorio.
I favi ritagliati si mettono in un secchio munito di coperchio e vengono scerati. Questa cera è la migliore!!
Nel periodo dell'acacia se le api non costruiscono più meglio togliere il T3 e rimetterlo appena finisce l'importazione.
Se l'alveare entra in febbre sciamatoria, ci accorgiamo che non costruisce più. Non produce cera, non importa nettare, cessa di alimentare la regina che assotiglia il suo addome e rallenta la deposizione. In questo caso è inutile prolungare la febbre sciamatoria, Campero suggerisce la Messa a sciame della famiglia. In pratica si tolgono tutti i favi di covata con un certo quantitativo di api giovani e si spostano in una nuova arnia spostandola di alcuni metri. Le bottinatrici (Campero non ama neppure questo termine, preferisce raccoglitrici, meno dispregiativo) torneranno nel ceppo originale. Vengono forniti due, tre fogli cerei che con i due di scorte fanno 5 due diaframmi, escludiregina e melario. Ecco uno scaime artificialmente creato dall'apicoltore che ripartirà con ottima spinta.
Se invece succedono delle sciamature naturali, si potrà recuperare lo sciame e metterlo al posto del ceppo originario. Recupererà quindi le bottinatrici. 5 fogli cerei, diaframma escludiregina e melario della famiglia originale. Se questo sciame alleverà celle da fuco significa che vorrà sostituire la regina come spesso accade nelle sciamature. Potrà recuperare il T3.
In tutti questi casi il ceppo con il T3 è un tesoro che si presta a svariati utilizzi. Le numerose celle reali devono essere impiegate già nelle prime 12 ore, altrimenti le poche api rimaste salvano solo una cella reale e le altre le fanno fuori. Quindi poche idee....ma ben chiare da subito.
Questa messa a sciame può essere anche sistematica.
E' evidente che l'alveare messo a sciame non ha covata e si presta ad un trattamento. I favi che compongono il vecchio ceppo e che dovranno farsi la regina possono anche essere riuniti utilizzando le regine messe in parcheggio. Ve le ricordate ?
Se invece aspettiamo che si faccia la nuova regina, una volta sfarfallata la covata abbiamo una situazione ideale per trattare.
Trattare con cosa? Campero ci ha confidato che tratta da un po' con l'acido lattico. Ben tollerato dalle api, non le avvelena, di facile preparazione (1-1-1 1kg. di acqua, 1kg di zucchero, 1kg. di acido lattico) si somministra con le stesse modalità dell'ossalico sgoggiolato.
Se la famiglia costruisce molto da fuco, posso sfruttare questo istinto e inserire un telaino da nido vuoto che verrà costruito interamente da fuco e che poi noi asporteremo o utilizzeremo quando la covata è recettiva in un'altra famiglia.
Stimolato da numerose domande M. Campero ha spiegato nei minimi particolari come si comportano gli sciami selvatici.
Stimolato da una domanda sul metodo Mussi ha risposto con franchezza dicendo che rispetta il metodo e considera un amico il Signor Mussi ma non è per niente convinto della sua validità e che non funziona se associato con il T3 in quanto le api costruiscono rispettando lo spazio a 37 mm, pertanto costruiscono male.
Consiglia inoltre di recuperare la distanza tra i telaini utilizzando i distanziatori da 12 favi tagliando gli ultimi due spazi. Anche il melario secondo lui dovrebbe essere da 10 favi e non da 9 in quanto le api asciugano con più difficoltà il miele.

Campero ci ha veramente affascinato. Il Consorzio Apicoltori di Pordenone ha veramente colto nel segno, la folta partecipazione ne è testimonianza.





lunedì 22 febbraio 2010

Progetto "Amicape" nelle scuole medie

Nella scuola media di Fontanafredda è partito il progetto Amicape che vedrà coinvolte le classi prime. Sono previste due lezioni a classi riunite dove verranno trattati i seguenti argomenti:
- Osservando un'ape al pascolo
- Quando e dove osservare le api
- Curiosando nell'alveare
- La sciamatura
- La comunicazione all'interno dell'alveare
- Anatomia dell'ape
Gli argomenti sono stati presentati al computer in videoproiezione e sono a disposizione di tutti gli alunni che vorranno scaricarli e riguardarseli. Basta andare in Presentation, seguire le istruzioni di ogni pubblicazione e scaricare liberamente i file in formato pdf. Il formato pdf richiede il programma adobe reader che può venire anch'esso scaricato gratuitamente. Se la procedura risulta complessa chiedete pure alle Vostre insegnanti di matematica che vi aiuteranno.
Le varie classi nel mese di marzo elaboreranno i singoli elementi e allestiranno raccordandosi tra di loro, coordinate dalle Prof. di scienze una mostra di fotografie (messe a disposizione da fotoapi) creando delle didascalie che spieghino bene l'argomento a loro assegnato. Faranno successivamente da ciceroni agli alunni delle altre classi.

sabato 5 dicembre 2009

E' di nuovo codice rosso!!


Nonostante la buona annata produttiva, le api in Friuli Venezia Giulia non se la stanno passando bene. E' questa la sintesi dell'incontro tra gli esperti apistici svoltosi a Pasian di Prato (UD). Gravi morie di api e apiari a macchia di leopardo in tutta la regione. Si parla già da adesso di perdite nell'ordine del 30-40%. Le famiglie sopravvissute si sono notevolmente ridotte, numerose sono quelle a 3-4 telaini. Se l'inverno sarà freddo e rigido queste non si salverannno e si arriverà ad un 60-70% di moria. Numeri da catastrofe ambientale. Cosa stà succedendo? Il presidente del Consorzio di Ud garantisce sul ritiro tempestivo dei prodotti e sul loro utilizzo nei tempi raccomandati, pertanto la causa dovrebbe essere la scarsa efficacia degli stessi. Il Var ha fatto poco, inoltre è un prodotto che altera pesantemente il ritmo della famiglia, tenerlo nell'arnia per più di 20 giorni è già di per sè un danno, se poi diventa anche poco efficace..... L'ossalico sublimato costringe a numerosi trattamenti che molti apicoltori applicano fin dall'estate. Alcuni ricercatori dicono che la sua efficacia si sia ridotta, non c'è da stupirsi se si possono contare 10-15 trattamenti da luglio a novembre. Non ci sono altri prodotti è questa la "non-novità". Forse dovremmo tornare al coumapos con un prodotto che usa laSvizzera e gli USA, con obbligo di ricetta media e efficacia non elevata.
Dal fronte della ricerca il Dott. Francesco Nazzi ha parlato del progetto APINET, dal punto di vista scientifico molto interessante. Apinet si interroga su cosa fà la varroa all'ape. Studi condotti in laboratorio infestando con varroa delle cellette di vetro contenenti larve di ape e contemporaneamente operando in apiari sperimentali e confrontando questi studi. Si è notato che le api infestate pesano meno di quelle sane. La causa è la lesione in più punti di una pellicola impermeabile che ricopre e protegge l'ape da dispersioni di liquidi. Il progetto è sostenuto finanziariamente anche per il 2010. A mio parere è uno studio molto interessante che non si finalizza solo alla ricerca di un prodotto da dare agli apicoltori, ma che ricerca la conoscenza a 360° delle interazioni tra ape e varroa. Speriamo che venga sostenuto anche nei prossimi anni.
Il Dottor Nazzi ha anche precisato che queste due categorie di animali sono anche lontanamente parenti (artropodi), pertanto i trattamenti fanno male sia alla varroa, sia all'ape. Ha inoltre evidenziato che un conto è sperimentare empiricamente sul campo, un'altro è dimostrare scientificamente la validità di un determinato prodotto o fenomeno.
Il Dott. Loglio, veterinario lombardo, ha parlato tra l'altro dell'obbligo di tenuta del nuovo registro dei trattamenti veterinari obbligatorio per tutti quelli che commercializzano miele.
Interessante la relazione di Giorgio Della Vedova che ha sostenuto che il miglior prodotto antivarroa è "L'apicoltore". Bruciati quasi tutti i prodotti non ci resta che la tecnica apistica. Proviamo a sintetizzare le varie azioni che si possono fare fin da Gennaio:
- togliere la prima rosa di covata (elimino tutta la varroa)
- telaino trappola da marzo a giugno
- aprile impoverisco le famiglie forti facendo nuclei
- maggio impoverisco facendo nuclei
- giugno messa a sciame della famiglia oppure faccio nuclei
- luglio blocco di covata oppure continuo a fare nuclei
- primi di agosto faccio nuclei non estraendo covata ma pulendo le barbe dagli alveari, quindi tolgo api e basta, innesto una cella o meglio dò una regina. Devo spostere il nucleo in altro apiario.
Il tema ricorrente è fare nuclei!! Riduco l'infestazione di varroa e aumento il mio apiario. Le famiglie che svernano meglio sono sempre i nuclei.
Se ad agosto noto famiglie fortemente infestate tolgo tutta la covata, i favi brutti li smielo e li scero, quelli belli li disopercolo, li lavo e li ritorno alla famiglia. Che lavoro però!!! un'altra strada è quella di riunire tutti i favi di covata infestati e a covata sfarfallata eseguo un trattamento di pulizia.
Un'altra notizia che ha dato Nazzi è il comportamento e la durata in vita delle api fortemente parassitate (quello che accade a Agosto-Settembre). Le api normali vivono 28/30 giorni, i primi 10 giorni nutrono le larve, nei successivi 10 giorni eseguono lavori nell'alveare, poi nei restanti 10 giorni fanno le bottinatrici. Le api parassitate invece nutrono poco la covata, nei restanti giorni lavorano poco nell'alveare e bottinatrici non diventano poichè muoiono prima. Ecco spiegato il perchè troviamo i nostri alveari vuoti di scorte, con api messe in modo strano nei favi e spopolati.
Nemmeno sul fronte alimentazione ci sono buone notizie. E' evidente che fin da Luglio dobbiamo nutrire i nostri alveari. Il candito non è il massimo. Una buona notizia l'ha portata il Dott. Greatti comunicando che in molte parti della Lombardia è presente un insetto produttore di Melata che in poco tempo potrebbe arrivare anche da noi. Propongo di andare a prenderlo!!!
A conclusione dei lavori il Prof. Franco Frilli ha parlato schiettamente come suo solito circa la incredibile lentezza che ha il nostro Consiglio Regionale nel portare avanti l'annosa legge sull'apicoltura. Però con un simile mastino alle calcagna (vuole interessare la stampa) i politici dovranno muovere il cu... rapidamente. E se portassimo il Prof. Frilli in politica ? Si ridurrebbe anche l'infestazione di varroa nei nostri alveari!!